sedici.

Lungo il fiume, in bicicletta, l’estate che sfuma e la mia bambina preferita al mondo seduta sul portapacchi. Sul balcone del papà, a maggio, rallegrandosi per il cielo che cambia colore. In radio dopo tanto tempo, abbracciando un amico che – preso per sfinimento – ha saputo volermi bene. In coda per il padiglione della Coca-Cola (in coda! per la coca?) con mio fratello per mio fratello. La mattina della laurea, l’augurio da parte della mamma. Gli occhi del cane del nonno. L’ultimo minuto prima di uscire dall’acqua, alle terme. I discorsi con le bambine, con la speranza che si tenessero strette le mie parole. Attraversare dopo sei mesi il cortile d’onore dell’università. Tutti i treni su cui sono salita. Il mondo visto dall’ultimo anello di San Siro, in questa notte fantastica. Un puzzle da mille pezzi. Milano in primavera. Un’amica che ti chiede di farle da testimone. Le cartoline scelte dai turisti per i loro cari. Il sorriso di un ragazzino difficile quando capisce che può fidarsi di te.

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